|
Tra
leggenda e storia

|
 |
VERDUNO
PELAVERGA
Beato Sebastiano
Valfrè
Nacque a Verduno il 9 marzo 1629
da una povera famiglia, come tante in quel tempo, e compiuti i
primi studi tra numerose difficoltà economiche
ad Alba e a Bra si trasferì sedicenne a Torino,
sempre mantenendosi facendo l’amanuense, per
completare gli studi filosofici. Nel 1650 si laureò in
teologia ed ordinato sacerdote entrò l’anno
seguente nella Congregazione dell’Oratorio. Questa
era stata fondata nel 1649 da Padre Pier Antonio Defera
con l’aiuto del sacerdote Ottavio Cambiani e
si ispirava agli insegnamenti di San Filippo Neri “l’Apostolo
di Roma”. La morte prematura di Padre Pier Antonio
Defera avvenuta a soli 34 anni l’11 settembre
1650 causò una profonda crisi nella giovane
congregazione e tutta la straordinaria opera di predicazione
non solo in chiesa ma anche e soprattutto in ogni angolo
della città di Torino accompagnata da una febbrile
attività di confessioni, visite agli ospedali
ed alle carceri, parve destinata al fallimento.
Nel
Maggio del 1651 il giovane suddiacono Sebastiano Valfrè si
presenta a padre Ottavio Cambiani e chiede di essere
ammesso nella Congregazione, praticamente composta
da una sola persona, priva di mezzi e vicina alla chiusura.
Valfrè era nato povero aveva vissuto da povero
e la povertà non lo spaventava. Con un ardore,
un entusiasmo ed una vitalità non comuni, poco
più che ventenne, si gettò in questa
nuova avventura a capofitto senza riserve e senza risparmi,
riprendendo l’attività pastorale la dove
Padre Defera fu costretto ad interromperla. La sua
instancabile attività lo condusse ad avere contatti
con tutte le classi sociali di Torino, dai più umili
fino a Sua Altezza Reale il Duca Sovrano di Piemonte
Vittorio Amedeo II. Divenne per il popolo, in
gran parte analfabeta ed estremamente povero di mezzi,
una speranza, ma anche una certezza di un aiuto per
alleviare le difficoltà del momento.
Per tutta
la vita si dedicò a questa opera di apostolato
tanto che San Giovanni Bosco lo definì l’”Apostolo
di Torino”. Esemplare fu la sua opera di assistenza
ai Torinesi durante l’assedio ad opera dei francesi
nel 1706, lo stesso Pietro Micca venne curato e confessato
dal Valfrè. Grazie alla sua attività di
assistenza delle truppe savoiarde durante la guerra
con i francesi venne nominato patrono dei cappellani
militari. Morì a Torino il 30 gennaio 1710 ed
alla sua morte Amedeo II di Savoia disse di aver
perso un grande amico ed i poveri un grande protettore
e padre. Fu il precursore e maestro dei
grandi Santi Sociali torinesi quali Giovanni Bosco,
Giuseppe Benedetto Cottolengo e Giuseppe Cafasso.
Fu beatificato il 15 luglio 1834 da papa Gregorio XVI.
Viene ricordato liturgicamente il 30 gennaio.
|